UN PENSIERO
Se sei arrivato fino a questa pagina, vuol dire che sei dotato di sufficiente curiosità, una buona dose di interesse per l'arte ed una manciata di minuti da spendere senza rimpianto per leggere questo pensiero di un signor nessuno, dopo che hai già dato un'occhiata ad alcuni dei miei lavori.

In primis: il signor nessuno di cui sopra non è un atteggiamento, mi considererei tale anche se fossi famosissimo (il mio disordinato, contraddittorio sempre incompleto "dada-esistenzialismo" non mi permetterebbe altro) e, di poi, è la verità. Perché, comunque, sottolinearlo? Perché quello che seguirà è difficile e scomodo (per me) obsoleto e noioso (alcuni mi hanno detto)... beh! s'è fatto tardi buona notte Gian Piero. "Comprare il pane è un gesto politico!" Diverse volte è successo che facessi un'affermazione del genere magari versando del vino ad un amico o conoscente o anche solo ad un mal capitato casualmente entrato in galleria e, il più delle volte:... beh! S'è fatto tardi... grazie per il vino... e complimenti eh! Poco sono sopportati, oggi, personaggi veri e noti (quanto rari) ben più ascoltati, attendibili e preparati di me, che azzardano affermazioni del genere, ergo... Da ultimo: sarà inevitabile che mi avventurerò in personali disquisizioni riguardo l'arte senza averne alcun titolo se non quello, ammesso che titolo sia, di averla sempre amata e, da una quindicina di anni, essere l'unica cosa che occupa, riempie e condiziona la mia vita. C'è, poi, il fatto che ho incontrato, troppo spesso, innumerevoli signor nessuno (da ogni punto di vista) che si riempiono la bocca di aria fritta, spacciandosi per qualche cosa che, anche in tre o quattro vite, non potranno mai essere: nauseabondi! Un'altra ragione, probabilmente la più importante a dire il vero, rende necessario porre l'accento sul signor nessuno, ma è opportuno, per dovere di chiarezza, rimandarne la spiegazione alla fine.

Definire cosa sia l'arte è esercizio difficile e forse, almeno per certi versi, trito; personalmente non posso non associare (in unione simbiotica) l'Arte alla Vita la quale, intesa come Esistenza, è elemento bimolecolare, l'altra molecola è la Libertà, parola volgarmente abusata tanto quanto la parola Arte: da qui deriva la imprescindibile responsabilità dell'artista. Personalmente ho impiegato diversi anni prima di definirmi tale, per viltà, non certo per paura di apparire presuntuoso visto, appunto, l'abuso che ne è stato fatto e se ne fa' della parola arte. Prima di abbandonarmi alle mie deliranti teorie sillogistiche Arte-Vita-Libertà-Responsabilità vorrei appena soffermarmi su un'altra responsabilità (forse, più semplicemente, dovere) dell'artista, quella, cioè, di custode della Storia dell'arte, non tanto, comunque non solo, in senso strettamente accademico. Custode e difensore (strenuo) della storia della vita dei singoli grandi maestri (che altro non è che la storia della vita dell'arte). Esistenze-vettori di/del pensiero, vite spesso sofferte, in più di un caso, letteralmente, immolate all'arte. Ovvio dire che questo dovere, in primis, nasca dal fatto che la storia dell'arte e dei suoi grandi protagonisti è inesauribile fonte di apprendimento (il '600 e '700 in particolare e poi, dopo un assopimento di un centinaio di anni, il fragoroso, entusiasmante, splendido '900; ma questa è solo mia personalissima opinione). Ma il dovere si dilata in responsabilità di strenua difesa, di maniacale custodia della tensione etico-estetica che è il discrimine, sic et simpliciter, tra l'arte e il mare magnum di pacottiglia che rischia costantemente di soffocarci. Così come Libertà non è fare semplicemente il tuo comodo, allo stesso modo non tutto è arte, anzi! So di non essere l'unico ad averne le tasche piene di individui che collegano due terminali e fanno arte, di altri che appendono un cavallo imbalsamato al soffitto e fanno arte, di tutti i post/neo/copisti, in particolare dei post/neo astrattisti-informali che, non avendo capito assolutamente nulla, imbrattano una tela e fanno arte. Intendiamoci non è certo, la mia, una posizione vetero comunista di avversione verso il non figurativo, al contrario! Qualche anno fa feci una istallazione, pensando a Sartre: l'uomo condannato ad essere libero e ad operare delle scelte, lasciai all'osservatore la possibilità di decidere se entrare o no fisicamente, realmente in un quadro attraversando un grande taglio, con un evidente riferimento (omaggio) allo spazialismo di Fontana. Coloro i quali, pochissimi, si avventuravano oltre il taglio si trovavano immersi in un quadro che diventava, voleva essere, anche una sorta di scenografia, tentando una personale interpretazione del pensiero Kantoriano sulla teatralizzazione dell'arte... Già, io pensavo, citavo, ricordavo... e molti parlavano e qualcuno (sedicente titolato) anche scrisse: Sartre fu totalmente ignorato, Kantor!?...la "grande vagina" riscosse un qualche interesse. Ma basta! Ditemi che offendo Fontana, che non ho capito nulla di Sartre e Kantor, motivatelo e passeremo volentieri una serata davanti ad un bicchiere di vino parlando di questo e di altro, offro io: vino e locale, la galleria esiste soprattutto per questo; le mie letture disattente, smemorate, superficiali e disordinate mi hanno messo nella peggiore delle condizioni: in mezzo al guado! Ho semplicemente capito che so di non sapere (passatemi la banale citazione) ben venga, dunque, chiunque abbia voglia di confrontarsi, criticarmi e, magari, darmi una mano a galleggiare nel guado in cui mi trovo; in tutti gli altri casi state a casa a guardare la televisione invece che venire a guardare quadri solo perché dà quella spolverata di intellettualismo magari anche un po' di sinistra (e giusto il tanto che basta naturalmente!)
Ma torniamo alla responsabilità dell'artista, l'arte come "trattamento" tecnico del bello, rappresentazione estetica, dell'estetica, nell'accezione etimologica, vorrei dire Kantiana, del termine: conoscenza sensibile. Mutatis mutandis mi piace ricordare la condanna platonica nei confronti della pittura intesa come copia di copie e che porta, quindi, l'anima ad allontanarsi dalla visione delle idee; certo le critiche di allora si "allargavano" al concetto del bello, nella polemica contro i sofisti, e parlando soprattutto di poesia, si tendeva ad escludere la forza persuasiva ma anche la capacità di ingannare del bello. Sono passati alcuni secoli (pagherei per sentire Platone davanti ad un quadro di Rothko o all'urlo di Munch o ad un monocromo di Malevic) ma restano molto interessanti affermazioni come: l'anima che si allontana dalla visione del mondo delle idee, la forza persuasiva del bello e/ma la sua capacità di ingannare. La grande responsabilità dell'artista è quella di "usare" il bello senza mai rinunciare a quella tensione etico-estetica a cui accennavo poco prima, così da dare valenza maieutica al suo lavoro, l'arte come aiuto, spinta per far avvicinare l'anima alla visione delle idee: cioè stimolare alla conoscenza (sensibile) alla riflessione, alla comprensione, all'indipendenza, alla non omologazione, in buona sostanza: alla libertà. Usare "il bello" per contrastare, combattere senza remissione e tentennamenti l'ingannevole pseudo-estetica di questo sistema che tende (e ben ci riesce!) ad allontanare l'anima dalla visione delle idee, di più: che tenta (e con buon successo porcamiseria!) ad annullare le idee tout- court (televisione docet!). Rischiando di sembrare patologicamente catastrofico, io credo che oggi più che mai l'umanità sia in pericolo; in un assordante silenzio anzi, in occidente, in una costante e ipocrita atmosfera spensierata, ci stiamo avviando verso un nuovo più basso e buio medioevo: con un pianeta ridotto allo stremo per uno scellerato virulento ma, soprattutto, stupido sfruttamento; con una umanità dove la morte per fame di migliaia di persone ogni giorno è semplicemente funzionale alla sopravvivenza nell'eccesso della restante minoritaria parte di individui. Un mondo che ha dimenticato, abbandonato, sepolti sotto le macerie di un muro finalmente crollato, valori laici, sani, ancora l'unica vera diga capace di contenere il dilagare del non-pensiero attuale. Valori il cui risultato non è stato certo quel muro che ne era solo una aberrazione, un tumore, una cancrena da amputare. Esagerato parlare di medio evo? Me lo auguro; sappiamo quanto, in quell'epoca, sia stato virulento il fondamentalismo religioso; la religione! Vera, storica, grande aporia per il pensiero e la sua libertà. Ebbene oggi, ancora oggi, ci stiamo vicendevolmente scannando in nome di Dio! Non ci è bastato un novecento, vale a dire il nostro secolo (non il medio-evo remoto e, quindi, plausibilmente dimenticato) il '900: in cui tutti siamo nati! Non ci è bastato tutto il sangue, le mostruosità, le assurdità che questo nostro secolo ha prodotto; basterebbe questa perdita di memoria per giustificare un atteggiamento duro, intransigente... rivoluzionario! Non basta, evidentemente. Nascono, come funghi (velenosi) dopo una pioggia settembrina, paludati ed incensati giornalisti (ma da quando, poi, il solo fatto di occuparsi di cronaca fa diventare anche storici?) che ci raccontano con ponderati, eruditi quanto voluminosi tomi che: "intendiamoci, siamo tutti antifascisti perbacco! Ma guardate che un mucchio di fascisti sono stati ammazzati, giustiziati sommariamente da 'sti partigiani. Fate attenzione che, sempre tra 'sti partigiani c'erano anche un bel po' di figli di puttana!.... Ma va!? Ed io che credevo che una guerra civile che ha liberato l'Italia e l' Europa da una folle dittatura fosse stata una partita a scacchi giocata in una bella mattina di primavera, sotto un platano dei giardinetti pubblici, tra due distinti e un po' attempati signori. Altre rivelazioni sull'argomento provenienti, queste, da filosofiche cattedre teutoniche, ci informano, finalmente, che: "L'Olocausto?!... Ma sì! E poi cappuccetto rosso, la bella addormentata... ancora con le favole!". Nascono, sempre come i suddetti funghi, altrettanto paludati ed incensati scrittori che ci avvertono (sempre, naturalmente, tramite i soliti tomi) che: "E' l'Islam, è la cultura islamica LA SOLA che ha nel suo dna l'aspirazione a soggiogare l'intera umanità manu militari!" Lasciamo stare i secoli di crociate (troppo lontane, che palle con 'sta Storia!). E lasciamo anche perdere il fatto che, ad esempio, tutto il continente americano Sud e Nord, dove adesso comodamente vivono molti di quelli che ci stanno mettendo in guardia sul pericolo islamico, un po' di tempo fa era abitato non da noi europei-occidentali-cattolici, ma da popolazioni altre e diverse semplicemente cancellate per far spazio. Dimentichiamoci che in Australia agli aborigeni (ma sì: quei rompicoglioni, un po' scuri di pelle, e anche parecchio bruttini che vivono lì da qualche migliaio di anni) ecco, a quel manipolo di superstiti è stato riconosciuto, più o meno solo una trentina di anni fa, lo status di cittadini! No! I cattivi, quelli pericolosi, sono solo quei maledetti islamici, come quelli che stanno in quel posto che una volta si chiamava Mesopotamia (a volte mi domando se i vari Bush, Blair, Aznar o Berlusconi di turno conoscano anche solo questo nome ed il portato di storia millenaria che lo accompagna) quelli con i quali, ultimamente, intratteniamo rapporti di import-export: noi esportiamo democrazia, possibilmente a grappoli direttamente lanciata dagli aerei, che esplode ad altezza uomo, o sotto forma di fosforo bianco, così che si diffonda velocemente e senza far torto a nessuno: uomini armati e non, donne con o senza velo, bambini con o, già, senza gambe (siamo democratici sì o no?!) e importiamo petrolio; naturalmente, sempre in nome di Dio! (Tanto è anche lo stesso) e con, alto sui carri, il garrulo vessillo della democrazia! (Accidenti! Ho dimenticato la mano destra sul cuore ad onor patrio e inno di sottofondo). In questo paludoso e maleodorante acquitrinio pieno dei suddetti funghi, nascono anche pelosi ed urticanti pietismi le cui radici traggono nutrimento dai morti che sono tutti uguali.... Ma dove!? Ma cosa!? Visto che son morti allora, che so... Stalin e Trotskij sono la stessa cosa? Himmler e Levi sono la stessa cosa? E considerato che vivi lo siamo solo per un po' e a turno, ma morti lo saremo tutti e per sempre, Picasso ed io, Sharon ed un ragazzo palestinese saremo tutti la stessa cosa? Da buon illuminista laico (un po' di tempo fa in tv Sanguinetti disse che è un vero peccato che non esista un superlativo di laico, grazie di esistere professore!) dicevo, da laico, immaginavo che codesta cadaverica uguaglianza fosse da intendersi in senso biologico... biologia, scienza? Altre favolette per ingenui, è giunta l'ora di cancellare dai libri di testo scolastici stronzate tipo l'evoluzionismo e quell'idiota di Darwin che l'ha "inventato" e ripristinare un sano creazionismo [Se c'è veramente incompatibilità tra una dato della fede e un dato della scienza, allora uno dei due deve inevitabilmente fare un passo indietro. E a mio avviso lo deve fare la scienza, non la fede. Monsignor Rino Fisichella da MicroMega 7/2005] Se non è medio evo questo!

Ma tutto questo con l'arte? Torniamo alla libertà, le grandi avanguardie del'900 hanno definitivamente affrancato l'arte dall'iconografica sudditanza dogmatica/realistica/decorativa, grazie anche all'influenza della iconoclasta cultura islamica, che ci ha portato, seppur indirettamente, l'astrattismo (sto pensando ai pittori russi di inizio secolo: Rothko, Kandinsky...) Si potrebbe dire che fino ad allora il percorso dell'arte, pittorica e scultorea, occidentale era stato lineare, progressivo, per esplodere, nel '900 appunto, in un calendoscopico prisma dalle mille facce, mille rivoli che andavano a scandagliare l'inconscio, il sociale, il "non esistente"; un Big Bang irreversibile, rivoluzionario nel senso sia di inarrestabile e costante movimento che, anche/quindi, politico del termine. [...la vera arte, cioè quella che non si accontenta di variazioni su modelli prestabiliti, ma si sforza di esprimere i bisogni interiori dell'uomo e dell'umanità, non può non essere rivoluzionaria...Trotskij-Breton]. Ecco la grande responsabilità dell'arte e, quindi, degli artisti; l'arte è prima della sua rappresentazione, l'arte è l'avvicinamento dell'anima al mondo delle idee (anche solo il tentativo, l'aspirazione). La realizzazione fisica, plastica, pittorica o poetica che sia: l'opera d'arte in questo senso potrebbe anche non esserci e ciò non smentirebbe l'esistenza dell'arte stessa e la necessità della sua esistenza. Esiste il pensiero senza l'azione, non il contrario; anche il gesto istintivo scaturisce, comunque, da una memoria/pensiero atavico e, spesso, anche collettivo. Oggi che questo mondo frenetico non permette soste, cioè momenti di riflessione, che non concede possibilità di accettare o rifiutare quello che abbiamo davanti perché già superato da ciò che viene dopo così da cancellare anche la memoria, l'arte deve essere pausa, pensiero, memoria [...abbiamo un'idea troppo elevata dell'arte per rifiutarle un'influenza sulle sorti della società... Trotskij-Breton]

Nihil sub sole novum: tutte cose già dette e, certamente, meglio di quanto io abbia fatto e possa mai fare. Restando il fatto che, comunque, ripetere giova, torniamo al signor nessuno. So bene che esistono luoghi, gruppi, riviste che sono punti di aggregazione di artisti, intellettuali, scienziati, è anche vero, però, che spesso codesti siti sono, soprattutto se di buon livello, giustamente selettivi, difficilmente raggiungibili, soprattutto dai giovani, o può succedere, purtroppo, che si cozzi contro un atteggiamento altezzoso, se non sprezzante, verso coloro i quali, per passione e convincimento, non sono, ad esempio, "politicamente corretti" (tipico di alcuni movimenti o, addirittura, partiti di sinistra). Ecco da dove nasce l'esigenza (artistica) di mettere a disposizione, dal basso, una struttura per tutti coloro che vogliono fare, dire qualche cosa, aperta ad ogni posizione e idea (la sola condizione è che ci sia una posizione e ci sia una idea, anche "politicamente scorretta" anzi: personalmente ne ho le tasche piene di quest'ipocrisia perbenista che spesso si dimostra, nei fatti, addirittura funzionale al dilagare dell' ignorante protervia, dell'arroganza di pochi). Questo mi permette di rispondere anche ad una domanda che spesso mi è stata fatta da quando esiste "Le Tele Tolte": durante la recente inaugurazione, una giornalista mi espresse il suo iniziale smarrimento per l'apparente eccessivo numero di artisti presenti in galleria, altri, più direttamente e semplicemente, mi domandano come mai, avendo a disposizione un mio locale espositivo (e anche bello ndr) e un'ottima curatrice, non lo usi per me, solo per i miei lavori; per tutto quanto sopra detto, semplicemente, tradirei il mio concetto di arte e di essere artista.

Restando in argomento "galleria" vorrei concludere prendendo spunto da "un'altra appropriazione indebita" [...lo scrittore deve naturalmente guadagnare dei soldi per poter vivere e per poter scrivere, ma non deve in nessun caso vivere e scrivere per guadagnare dei soldi. Lo scrittore non considera affatto i suoi lavori come un mezzo. Essi sono dei fini per sé, sono così poco un mezzo per lui e per gli altri che, al caso, egli sacrifica alla loro esistenza la sua esistenza. La prima condizione della libertà di stampa consiste nel non essere un mestiere... K. Marx]. Naturalmente questa visione può e deve essere estesa, ed è già stato fatto, al campo dell'arte in genere. Tanto per non smentire quanto poco sopra affermato, sarò "politicamente poco corretto": ritengo che si debba abbassare il tiro, e mirare dritto al cuore, il nemico è il mercato, questo mercato; il mercato inteso come valore (e anche unico!) con tutto il suo portato di volgarità, violenza, annullamento di ogni diritto umano, con la sua volontà di omologazione ed appiattimento, dove l'unico discrimine è il rendimento economico e dove ogni compromesso è lecito sempre che sia remunerativo. Personalmente io ritengo che l'arte e le opere che da essa nascono siano patrimonio dell'umanità e, per questo, dovrebbero essere pagate da e conservate solo in pubblici musei e questi ultimi, tanti, dovrebbero essere alla stregua di ospedali: nosocomi per lo spirito e le idee, un servizio sociale gratuito e per tutti, aperto h24. Utopiche fantasie. Quello che non è fantasioso, men che meno utopico, è la necessità di combattere questo mercato (sistema) e tutti i suoi, più o meno dichiarati, rappresentati e fautori; in questa ottica la galleria Le Tele Tolte non propone agli artisti "contratti tipo" (con clausole, esclusive, limiti, obblighi e via contrattando). Chiede, ed offre, qualche cosa di molto più difficile: la capacità, come dice Laura Ramoino, di sostenere una stretta di mano a suggello di ideali ed obiettivi condivisi. Tutto ciò non vuol dire volontà nichilista, vocazione ad essere sfigato-fallito-incompreso-superiore (che fa' tanto compagno deluso e ti libera da ogni responsabilità) al contrario! La galleria mira al successo ed al più eclatante possibile, la galleria, nella persona della sua direttrice, userà tutti gli strumenti: fiere, mostre, cataloghi, giornali, pubblicità e quant'altro servirà al conseguimento di questo obiettivo, perché esiste un altro mercato, ma bisogna combattere per dimostrarlo e, per combattere, per mirare dritti al cuore e non sbagliare, ci vogliono armi precise e potenti e, sopra ogni altra cosa, lo si deve fare, lo vogliamo fare insieme.

PS La realizzazione, il mantenimento ed il funzionamento di questa struttura e di questa attività ci è costata, e ci costa molti sacrifici, non solo economici; non stiamo giocando! Doverosa precisazione:

--Per evitare perdite di tempo a molti.

--Perché, chi dovesse decidere di avvicinarsi a noi, non si faccia forviare da un certo "ambiente artistico" di Calcata, il bellissimo borgo dove ha sede la galleria.

Gian Piero Navarra
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